Ieri, durante la partita Lazio-Torino, nel settore SUD-EST dello Stadio Olimpico sono comparse delle bandiere della Pace e della Palestina. È un fatto che cronologicamente segue l’iniziativa tra la S.S. Lazio e Maccabi, da più parti considerata di dubbio gusto in quanto relativa a “Razzismo e Discriminazione” e stretta con una Società Sportiva di uno Stato accusato di Apartheid da una Corte Internazionale.
Il senso era quello di manifestare un sostegno nei confronti di un Popolo che sta venendo massacrato in favore di telecamera.
La DIGOS è intervenuta per far rimuovere gli stendardi della PACE e della PALESTINA: il primo un messaggio universale contro la violenza, il secondo una bandiera riconosciuta dall’ONU e non riconducibile IN ALCUN MODO a simboli vietati dalla legge.
Già, la legge.
“Dovete levare ‘sta bandiera, perché non è opportuna, in questo momento” non risponde ad alcun articolo di legge, per quanto mi risulta. Per carità, potrei sbagliarmi, ma a tutta prima mi sembra più un Arbitrio che l’applicazione di una norma.
Così come mi sembra un pelino fuori luogo l’aver fotografato chi aveva esposto quelle bandiere, così come mi sembra una specie di Suggestione Argentina 1976 il farsi vedere al telefono con un certo atteggiamento.
Cosa siamo diventati?
Oggi noi siamo qui. A quaranta, cinquant’anni. Con una posizione da cui dipende tutto il mondo che ci orbita intorno che abbiamo scoperto essere improvvisamente fragilissimo. Siamo qui a testimoniare un Genocidio in diretta, ma a voltarci dall’altra parte. Siamo qui a dissociarci con malcelata ansia da chi prende le parti degli ultimi, perché lo stigma potrebbe ridiscutere ogni nostra certezza borghese. Un lavoro sicuro. La rata della macchina. L’affitto. La retta della scuola privata dei figli. Del Padel il venerdi sera.
Siamo qui, mentre ci raccontiamo che le nostre istanze da ragazzi erano – appunto – ragazzate. Che il mondo va così. Che a un certo punto si cresce e s’impara a capire che la sofferenza fa parte della vita.
Certo, meglio che faccia parte della vita di qualcun altro, però.
Ché se mi sbatto tanto per i diritti dei Palestinesi, a loro non cambia niente, ma magari al mio capo arriva una telefonatina, e io mi trovo in mezzo alla strada. E poi chi glielo spiega a mia moglie? E ai ragazzi?
Certo, rimane il mistero di come noi si sia riusciti a coniugare il chiudere gli occhi davanti a tutto quello che accade con il pudore di guardare i propri figli senza vergognarsi, ma alla fine si impara a fare tutto, di fronte alle necessità.
Va bene, me l’accollo. Mi risulta ributtante pensare che gli ideali siano non una strada maestra, ma un lusso per privilegiati, ma me l’accollo, con tutte le difficoltà che mi implica. Io, mezzo sangue, pur se schifosamente borghese, riesco a capire meglio di un bianco quanta differenza faccia il sapere di non essere invisibile. Di avere un appoggio in una lotta, per quanto possa essere persa in partenza. Mi accollo la foto vista su Instagram di una bambina morta in braccio ad un padre disperato che mi ritorna violentemente davanti agli occhi mentre sto dando il latte a mia figlia.
È il mondo ad essere cattivo, mi dico.
Non cambia niente, mi dico.
Se sono particolarmente abile nel ridisegnare la mia personale realtà, posso anche arrivare a dire che è tutto falso. Com’è che dicono?
“Pallywood”, la chiamano.
E quindi eccoci qui.
Eccoci a lamentarci dell’arroganza del potere, che percepiamo ancora come abusiva. Quanto possiamo essere naïf, eh?
Che legge applica un poliziotto che mi impedisce di sventolare una bandiera della Pace o della Palestina? O che mi costringe a levare un simbolo dal MIO balcone di casa? O che mi trattiene in Caserma per un’ora perché ostentavo il simbolo della Marcia della Pace di Assisi?
Ché poi, ci lamentiamo come sui social: “È una vergogna, signora mia!” “Come possono farlo?” “Toccherebbe chiamare un Avvocato!” “Eh, ma ha da venì Baffone!”
Mentre ci strappano diritti.
Mentre umiliano quella democrazia che vorrebbero difendere mandando NOI al Fronte;
Mentre mettono in pericolo l’istituto della Proprietà Privata, normalizzando l’occupazione e l’esproprio sistematico in Palestina, o rendendo “potabile” la pratica del sequestro bancario a chi non è gradito.
Siamo governati dall’Élite peggiore di sempre. L’Europa è un posto finito. Non abbiamo una politica, non ci è permesso costruirne una, e tuttavia l’Establishment ha la forza per rimanere in sella, nonostante il disastro annunciato cui la sua insipienza ci ha portato.
Non sono in grado di comprendere che l’unica cosa che ci rimane come europei è la capacità del mercato interno, e noi lo distruggiamo devastando il Welfare per comprare armi già vecchie e totalmente inutili dagli stessi che vorrebbero invadere la Groenlandia, e che hanno detto (apertamente) che “le armi saranno limitate, perché non possano essere usate contro di noi”.
Devastiamo la nostra capacità di spesa, che è l’unico deterrente che ci rimane, per risollevare l’economia Americana che ci tratta come dei poveri imbecilli. Loro a noi.
Aumentiamo la spesa militare quando non troviamo soldi per mettere in sicurezza le nostre scuole.
Avevamo la ricerca migliore del mondo, ora torniamo al paese de nonna per fare la Carbocrema a KM0 con l’ovetto del gallinaro sotto casa.
Avevamo l’acciaio, ora abbiamo casa dell’altra nonna trasformata in B&B.
Siamo diventati un paese di Cuochi, Maggiordomi e puttane, e abbiamo Ministri della Repubblica che ci dicono che è un “Balzo in avanti”. Che è come dire, “Ci pisciano in testa e ci dicono che piove”.
Ecco, fronte a tutto questo, una cosa è rimasta efficientissima: la DIGOS.
Quelli il definanziamento proprio non lo soffrono, anzi. Trovano la forza per non far entrare delle bandiere riconosciute dall’ONU, ma poi di fronte alle Svastiche o alle celtiche (protette da gente che mena, non che agita il codice penale a difesa delle proprie azioni) Eh, ma non le avevamo viste, eh, ma dopo gliele togliamo, eh, ma non siamo noi ad occuparci di quel settore eccetera.
Quindi, ricapitolando: Democrazia è quando sganci bombe su chi dici che non garantisce libertà d’espressione FUORI da casa tua, ma Democrazia è anche epurare dal discorso pubblico temi che non stanno bene al potere DENTRO casa tua.
Come scrisse tempo fa la scrittrice indiana Arundhati Roy, parlando dell’atomica indiana e delle reprimende americane nel merito:
“Fate come DICIAMO noi, non fate quello che FACCIAMO noi”.
E poi se lamentano che non gli danno retta.
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